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Distesa. Fisso il soffitto. SIlenzio, il silenzio è tutto quello che dicono intorno a me. I cartelli, dicono di far silenzio, le ragazze vestite di bianco, dicono di far silenzio. Perchè? Fa male il silenzio, alle orecchie, alla mente, all'anima. Anima che ormai non ha più senso, non ha più voglia di andare avanti...anima mia, resta con me, non fuggire. Se tu scappi, non ci sarà più niente per me. Ero un angelo. Ero questo e basta. Un angelo dolce, tutto qua. Le melodia entravano nelle mie orecchie, parlavano al mio cervello, sii fondevano, e io sapevo quello che dovevo fare...una forza enorme, come un fantasma, vestito di note, che prendeva le mie braccia e mi faceva danzare. Volteggiavo come un angelo, i passi delicati, toccavano appena terra, come se fossi sospesa ad un filo. Mi libravo nell'aria, con il vento che mi accarezzava, che mi sussurrava di voler stare con me per tutta la vita, mi baciava lentamente, con la lingua, dicendo che non voleva nessun'altra al suo fianco. Le luci dall'alto, tendevano le loro mani vellutate, sfioravano il mio viso, lo leccavano... e io stavo bene. I brividi che correvano su per la schiena, quando la gente, così fredda e glaciale al primo impatto, si scioglieva in un applauso, tornando nitida dopo quelle ore a sembrare una macchia confusa. Ma adesso basta. La mia anima ha ragione a fuggire, lo farei ank'io, davvero. Vorrei lasciare il mio corpo morto, e andare via, correre e correre. Sempre più veloce, sempre più lontano. Con una mano mi accarezzo il viso, scendo lentamente sul collo, e sul seno. Brividi. Gli stessi brividi di quando danzavo. Piano piano sulla pancia, soffermandosi sull'ombelico, poi sempre più giù, con una lentezza esasperante. Poi mi blocco di scatto, perchè non è questo che voglio, non voglio scendere. Perchè ho paura di quello che potrei trovare. O perchè so che quello che troverò non è quello che vorrei sentre scorrere dolcemente sotto le mie dita. Golose. Le mie dita golose di pelle, divorano il mio corpo, mentre lo sfioro. Il mio corpo d'angelo, così liscio, così morbido. Quello che rimane del mio corpo. E penso alla vita che prima scorreva dentro di me. Argento vivo. Una vita con due grandi occhioni da bambina, una vita bramosa di divertirsi, di sorridere, di muoversi. Lacrime. Una goccia di rugiada scende dalla mia pelle di pesca. Dalla finestra semichiusa soffia un filo di vento, grazie lacrima che mi rinfreschi. E vorrei tornare indietro, vorrei che qualcuno sorridendo mi sussurrasse all'orecchio "Dai, alzati, andiamo via da questo posto..non vedi com'è inquietante, non senti che hai paura?" Cos'è la paura? Una signora vestita di nero, che sfiora le tua labbra fino a farti piangere,lecca la tua schiena per fare aumentare i battiti cardiaci, fino a fare scoppiare il cuore, e soffia sul tuo collo, per farti tremare. Tremi nella notte, con gli occhi accecati, cerchi di dibatterti, ma lei inizia a morderti piano, all'interno... fino a quando ha divorato tutto quello che potevi offrirle, e allora muori. Muori di paura. Ed io ho paura. Tanta. Troppa. Ho paura di non riuscire ad accettare quella che è la mia strada. Mi ricopro col lenzuolo bianco. Non voglio scorgere neanche in penombra quello che c'è là sotto. Mostri meccanici pronti a saltarmi addosso e divorarmi fino all'ultimo brandello di carne. Con i loro denti affilati, sporchi di sangue, pentrati nella mia pelle. Si, divoratemi, stuprate il mio innocente corpo, sfregiatemi, cos'ho da perdere? Ormai niente. Una cicala che canta piano. No, non cantare, per favore, io odio la musica, la odio! Odio quella formula incantata, capace di trasmettere emozioni, detesto quella dolce sensazione di abbandono, non sopporto quella sua capacità di farti muovere involontariamente solo ascoltandola. Che sia un piede che picchietta sul suolo, o un movimento lieve della testa, o che sia un balletto organizzato, in un teatro sfarzoso e accogliente. Basta cantare, stupido insetto, basta, mi scoppia la testa. Vorrei alzarmi e cercarlo nell'oscurità per pregarlo di andare via, ma non posso farlo...non posso più...prendo il cuscino e lo premo contro le orekkie, cercando di zittire il male che sta urlando dentro di me, lacerando i mei organi vitali, facendomi respirare a fatica, affannosamente, rubando anche i miei ultimi ricordi felici, per trasformarli in presagi di un futuro doloroso, senza speranza. Il dolore. faceva paura il dolore. Andavano a braccetto lui e la signora vestita di nero, ti guardavano entrambi con occhi freddi, soddisfatti, quasi colmi di goduria. Il dolore fisico, lancinante. Ti prendeva la testa e la stringeva in una morsa, piangendo sangue, sangue che si fermava col suo sapore metallico su un labbro tremante e insicuro. Divorava, il dolore, mordeva il cuore, tenendolo tra i denti, giocandoci con la lingua. Ma anche il dolore più forte, l'osso più spezzato, la carne più dilaniata, non poteva superare il dolore della mente. Quello che si insinua nelle cellule e le uccide, trafiggendole con la sua spada d'ordinanza. E attacca il tuo cervello e tu lo senti, senti che ormai non hai più scampo e ti pare che il mondo si blocchi, intorno a te. Perchè non mi aiutate? Gente che passa e ti guarda con indifferenza, non ti conosco, perchè dovrei aiutarti? Perchè dovrei porgerti la mia mano e aiutare a rialzarti? Non lo farò, no, no. E aumentano il passo, calpestando le tue lacrime, non ha importanza per loro. Bianco. Un colore accecante. Inquietante, il colore della morte, degli ospedali, della carne senza vita. Quando ci si trova in ospedale la gente si siede vicino al tuo letto e ti guarda, piena di compassione, a volte piange, e si dispera. Perchè piangete? Sono io che sto male, io, capito? Non voi! E perchè piangete? Perchè? Non c'è risposta, ormai, non c'è più niente. La verità è che vorrei morire. Prima la morte mi faceva paura, la immaginavo come una figura oscura che si avvicina e iniziava a sedurti e dopo si impossessava del corpo, solo toccandoti, e ti portava via. Ma adesso mi chiedo che bisogno c'è di averne paura? la morte ti libera dai pensieri, dai problemi, dalle sofferenza, perkè temerla? E io vorrei morire, adesso che non ho più niente, adesso che il mio sogno si è rotto come uno specchio. Un bicchiere rotto. Puoi tentare di ricostruirlo, ma qualke minuscolo pezzo di vetro andrà sempre perso, e una cosa ricostruita non splende come una nuova. Perkè non buttare i sogni in frantumi e cercarne di nuovi? Non so se sono in grado di farlo. Adesso che per una scivolata, per un piede appoggiato male, io sono caduta. E le mie ali, quelle che mi permettevano di volare, si sono spezzate, in tanti piccoli pezzi introvabili. Adesso che la mia vita non può più continuare, perchè la mia vita ora è andata persa, per sempre, è caduta in un buco profondo, con le pareti scivolose, lei tenta di tornare in superficie, per vedere la luce del sole, per una boccata d'aria, ma ormai la mia vita resterà sepolta per l'eternità in un pozzo senza fondo. Mattina. Il sole sta facendo capolino dalle colline più avanti, spuntano i suoi capelli d'oro e la sua fronte larga, un raggio si allunga piano piano fino ad accarezzarmi il viso, passa per la stanza, lentamente, portando quel poco di calore che riesce, soffermandosi sulle mie scarpette da ballo, rosa di seta, con la punta rigida e i laccetti alla schiava.. strano, perchè non mi sono mai sentita schiava, indossandole, solo un piccolo angelo libero. E rivedendole, penso che forse è solo un incubo, finchè il raggio di sole si posa sul metallo, e un lucicchio mi costringe a girarmi.I miei occhi cadono su di lei. Non era un incubo, lei è ancora lì a fissarmi con i suoi occhi freddi e impassibili. Ridendo del mio dolore, lei è ancora lì. Una sedia a rotelle. |