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L'autobus non arrivava più. E pioveva pure, ovviamente le seggioline d'attesa al coperto erano tutte occupate, così mi ritrovavo in un angolino, metà coperta e l'altra metà completamente fradicia di piggia..Perchè mi ero messa la gonna!?!? Le goccioline di pioggia s'insinuavano nelle mie scarpe infiltrandosi tra le maglie delle mie calze ed i miei piedi erano di ghiaccio. Con uno spintone un uomo sui cinquant'anni mi spinse fuori anche dal piccolo spazio che ero riuscita a conquistarmi sotto la pensilina, così adesso ero completamente allo scoperto, le nuvole grigie e tristi non sembravano aver finito le lacrime, perciò non mi restava che aspettare.

E mi sentivo male,obbligata sotto quel piscio costante e gelido..

Dopo un'ora quel ticchettio sulla testa stava anche diventando abbastanza irritante, ma ad un certo punto... niente, niente più acqua, un'anima buona mi aveva offerto il suo ombrello, mi girai per ringraziarema rimasi interdetta. Due occhioni neri mi fissavano freddamente, una pelle candida e una bocca rossa e sottile che s'incirnò appena in un sorriso che non si estese allo sguardo "Grazie" pronunciai a fatica, stupita da quei lineamenti così belli e particolari, sembrava una fata, o un angelo di un'altra dimensione, di certo non abitava nelle vicinanze, l'avrei notata sicuramente. Lei smise di sorridere e tornò a concentrare lo sguardo sulla strada bagnata. Io continuavo a guardarla con la coda dell'occhio, e a studiare i suoi capelli scuri e lucenti, quella maglietta di pizzo forse un po' troppo stretta e quella lunga gonna...che fosse una strega? "Basta" disse a un certo punto "Mi sono stufata, vieni con me!" e iniziò ad allontanarsi dalla fermata, rimasi immobile a guardare una figura che si allontanava, impotente, senza sapere cosa fare "Allora?" disse lei girandosi di scatto. Senza sapere perchè i miei piedi iniziarono a muoversi verso di lei, sempre più veloce, fino a raggiungerla. Una forza sconosciuta che mi aveva preso le gambe e le strattonava in avanti, in quel momento la mia mente era annebbiata, non sapevo proprio cosa mi era preso.

...Ancora adesso mi chiedo se sia stato un bene seguirla o no...

Mi rimisi sotto l'ombrello, appena raggiunsi il suo passo "Dove stai andando?" chiesi "In un posto" rispose senza espressione "E' lontano?" ritentai "Quanto basta" Ci rinunciai, non avrei ottenuto risposte soddisfacenti da quella bella straniera. Camminammo in silenzio per un tempo che mi sembrò interminabile, prima di scoprire che era durato semplicemente dieci minuti, fino a quando non arrivammo in un parco che conoscevo piuttosto bene, il mio sguardo cadde con nostalgia su quelle panchine già viste mille volte, e quelle altalene usate fino a consumarle, tanti anni prima..Ma quell'angolo non l'avevo mai notato? Possibile? Dopo anni passati lì? Lì non pioveva, ma non perchè fosse riparato, non pioveva e basta, mentre tutt'intorno la pioggia cadeva fitta senza interruzione, mentre la gente correva avanti e indietro cercando di ripararsi.

La ragazza si sedette sull'erba e la imitai "Io sono Elizabeth" disse alla fine, aveva una voce talmente calda che ti prendeva al cuore e te lo stringeva, talmente dolce da fare venire le lacrime, non risentii più nulla di simile in tutta la mia vita.."Io sono Morgana" dissi piano, come vergognandomi, nel sentire che non ero alla sua altezza. Il suo sguardo così freddo si scolse, divenne affettuoso e avvolgente e ci mettemmo a parlare. Per ore. Sviscerai tutto quello che non avevo il coraggio di ammettere neanche a me stessa, le parlai della mia vita, dei miei sogni, delle mie speranze, della piccola vita che già prendeva forma dentro di me...

"E allora ti sposi?" chiese alla fine "Già.." risposi abbassando lo sguardo "Non pensi che sia un po' squallido sposarti perchè sei rimasta incinta in un momento di ubriachezza?" "Già, lo penso anch'io, ma d'altronde.." "E' tutto molto triste, Morgana.." il mio nome pronunciato da lei faceva venire i brividi "E' triste perchè tu non vuoi, e sai che non è la persona che ami, forse non appartiene neanche al genere che ami.." la buttò lì, semplicemente, una frase che al momento non avevo neanche capito, ma i suoi occhi, così profondi mi trasmettevano onde magnetiche, che mi convincevano che in realtà capivo qualunque cosa e non avevo bisogno di fare domande, nè ora nè mai.

I suoi occhi mi dicevano tutto, cazzo, qualunque cosa volessi sapere me la dicevano, a volte mi dicevano anche cose che già sapevo, qualcosa che non volevo ammettere, oppure a volte mi trasmettevano semplicemente amore e sicurezza, tutte quelle cose di cui io avevo bisogno, linfa vitale che mi entrava nelle vene...da quanto aspettavo questa donna? E da quanto mi attendeva lei, nel suo castello fatato circondato da draghi stregati che la proteggevano da ogni male, da tutto..da tutto, ma non da me, perchè io avevo libero accesso nel suo mondo e lei aveva libero accesso in me...

Non la rividi per qualche giorno, impegnata nel mio lavoro frenetico, nei preparativi del matrimonio...quel vestito bianco mi faceva venire la nausea..

...io odio il bianco...

e...oddio..tutti quei fiori..quel profumo di ipocrisia che ti invade le narici, come posso sopravvivere in queste condizioni? Ditemelo, rispondetemi quando ve lo chiedo piangendo sul mio letto...

e lui...lui così felice di sposarmi che è praticamente sparito dalla circolazione, si farà vivo il giorno del matrimonio...matrimonio...manicomio...pazzia...regime..prigione...catene...

perchè collego queste parole? Perchè voglio farmi male? So anch'io che sarà uno schifo, ma perchè continuare a ricordarmelo...

...il tanto atteso giorno più brutto della mia vita...

Esco di casa e corro verso il parco, ormai è sera tardi non ci sarà più nessuno, potrebbe essere anche pericoloso girare da sola a quest'ora...

E lei è lì, seduta e vestita di bianco, ma lei in bianco sta così bene, con quella pelle chiara e quei capelli scuri, sembra una fotografia in bianco e nero...così bella...

"Ti aspettavo piccola stella del mattino..." mi sussurra e io cado tra le sue braccia.

Elizabeth...questo nome mi risuona ancora nella testa...mi ha preso il viso e l'ha alzato e ha iniziato a baciarmi.

 

E le nostre vite sono cambiate per sempre..noi non saremo più le stesse...quanto più cambi e meno senti...

Ustionandomi i sensi con quella sua lingua calda e impaziente, che mi esplorava e mi dava sollievo..quanto stavo bene tra le sue braccia, con le sue mani che correvano lungo il mio corpo, cercava me, la mia pelle, le mie cicatrici, ogni mia imperfezione le voleva assorbirla dentro di sè, forse avrebbe voluto prendermi tutta..e io? Io mi sarei concessa...e lo feci e i nostri corpi si fusero..gemelle siamesi in un'estasi di emozioni più grandi di noi, i nostri petti talmente vicini che sembrava avessimo un cuore solo che batteva sempre più forte, sempre più veloce..quanto ti ho amata Elizabeth? Quanto ti amo stella mia? Tanto, troppo forse, ora che avrei dovuto dimenticarti..

Perchè l'hai fatto Elizabeth? Perchè se sapevi che dopo quell'attimo non avrei più potuto fare a meno di te? Per salvarmi, lo so, non posso accusare proprio te..che mi ha salvato la vita...

E dopo scomparve...

e io corsi a casa, con l'aria gelida della notte, che mi tagliava il viso, sangue che si fondeva, sangua amaro, ma così felice in quel momento.

Arrivai a casa, salii le scale di corsa, niente poteva fermarmi, solo io potevo fermare qualcosa, e bloccai tutto..

Alle 3 di notte, in una camera buia, una piccola Morgana cancellava tutto quello che poteva riguardare il suo matrimonio e divenne libera di amare la grande Elizabeth...

Intanto quel piccolo corpicino continuava a crescere dentro di me..quanto lo amavo? Così piccolo, ma già voglioso di farsi sentire e amare..aveva seguito tutto, il mio cambiamento e le mie azioni, forse sbagliate, ma lui (o lei?) le aveva seguite silenziosamente, senza giudicare...

E la notte dopo, ero ancora lì, in quel luogo che pareva incantato a cercare lei, a toccarla, a scorrerla, a baciarla e leccare tutta la sua linfa vitale, indispensabile per sopravvivere un intero giorno senza di lei..

 

Noi crocifiggeremo i falsi stanotte...metteremo le cose a posto e sentiremo tutto stanotte, gli indescrivibili momenti della tua vita, l'impossibile è possibile stanotte...credi in me, come io credo in te...stanotte...

"Mi accompagni a casa?" disse un giorno, con quella voce flautata e così l'accompagnai fino a una casa, in una stradina buia, la casa era piccola e chiara, lei aprì piano la porta e mi fece entrare. L'interno era disordinato, come se qualcuno fosse scappato di lì in fretta e furia.

Accese lo stereo e in sottofondo Billy Corgan iniziò a penetrarci, con quel suo suono così..così Elizabeth, non saprei come altro definirlo...

 

...Mi disarmi con un sorriso...e mi lasci lì come ti hanno lasciato loro...ad appassire nella negazione... l'amarezza di chi è rimasto solo..oh, gli anni bruciano...

Già gli anni bruciano e quanti anni della mia vita ho sprecato senza di te, Elizabeth, e tutto mi sembra così bello quando è illuminato dalla tua presenza, sai, amore mio...ma quella notte... quella notte tornai a casa con un immenso senso di vuoto, molto diverso dal solito...

Il mio ex futuro marito non si era più fatto sentire, dopo che gli ho detto ke avevo annullato tutto...innegabile il sospiro di sollievo che gli è scappato...

E corsi di nuovo, verso di lei, ormai sapevo anche dove si trovava la sua casa, ed ero così dannatamente sicura che lei mi aspettasse lì..bussai, senza risposta, per ore, bussai all'impazzata, con le nocche saguinanti, le mani bagnate dalle lacrime e urlavo, perkè non spaevo più stare senza di lei, era come la droga, dopo averla provata ne vuoi ancora, e poi ancora, e sempre di più finche non ti uccide, così era Elizabeth..

 

..ho avuto paura di cambiare, perchè ho costruito la mia vita intorno a te...

"Cosa fai?" gridò una voce acida e contrariata vicino a me "Cerco Elizabeth.." Dissi ingoiando un singhiozzo e molte lacrime..."Non è lì che devi cercarla piccola pazza, in ospedale le tue ricerche avranno più successo" e rientrò borbottando nella sua porta.

Se m'avessero colpito in pieni viso mi avrebbe fatto meno male, così corsi ancora, verso quel dannatissimo ospedale...che ti è successo Elizabeth? Perchè non sei tra le mie braccia?

"Elizabeth, cerco un' Elizabeth.." grida disperate, occhiaie da pianto, e gente che mi guardava incuriosita da quei corridoi dannatamente BIANCHI! "è una ragazza bella, giovane, pallida, capelli neri, alta..." E poi me la mostrarono...

Più pallida del solito, gli occhi chiusi e le sue braccia candide trafitte da una moltitudine di aghi..come puoi farmi questo Elizabeth? La sua vita in una provetta... Mi avvicinai e la baciai, quanto era fredda il mio caldo fiore che mi svegliava?

"Dimmi che si riprenderà.." dissi disperata all'infermiere "Beh dopo nove mesi in quello stato, la ripresa è rara, mi spiace..ma non si può mai dire..."

...nove mesi...

chi era allora quella ragazza che avevo abbracciato e baciato, quella ragazza che mi aveva offerto una nuova vita su un piatto d'argento, quella che assomigliava tanto a quella donna distesa su quel letto bianco, ma che non poteva essere lei, no, assolutamente??

Mi girai e la vidi, seduta su una sedia in parte al letto, accanto all'elettrocardiografo...

Tu..tu...tu..tu...tu..

continuava a cantare quella macchinetta scura e Elizabeth seduta lo fissava come uno strano animale, per poi fissare l'altra che stava distesa in silenzio, senza una parola o un movimento, immaginare così il mio amore mi faceva stare malissimo, una sensazione di nausea che mi prendeva dallo stomaco fino al cervello...

Elizabeth non mi guardava in faccia, con quel suo sguardo dolce che ora sembrava opaco e appannato...

"Morgana.." ennesimo brivido che mi frustava la schiena, alzai lo sguardo e lei fissava ancora il macchinario, seguiva la luce verde che guizzava danti a lei..

...tu..tu...tu..tu..tu...

"Volevo dirti che mi dispiace.." si girò verso di me, ora i suoi occhi mi trapassavano da parte a parte "..e che ti amo...piccola stella del mattino..." sentivo le lacrime che facevano capolino e poi scorrevano come olio bollente dulle mie guance, mentre Elizabeth scompariva davanti ai miei occhi, per sempre, lo sapevo..

...tuuuuuuuuuuu...

Ora la stanza era colma di medici allarmati che cercavano di rianimare il corpo di quella ragazza, ormai sconosciuta..ma lei non sarebbe più tornata, mi aveva dato l'ultimo saluto e sapevo che era giusto così, perchè prima o poi il primo vero amore deve finire...troppo bello se durasse per sempre...

Dopo nove mesi, dal mio corpo si generò una candida creatura dalla pelle pallida e dai capelli neri, che si accoccolava dolcemente tra le mie braccia.."Come la vuole chiamare?" mi chiesero...ci pensai e poi la baciai lentamente sul capo "benvenuta, Elizabeth" le dissi..

Ora le due donne che più amo portano lo stesso nome...

 

...ho provato così tanto a cancellare i miei rimpianti, le mie ali d'angelo sono state schiacciate e represse...

E penso ancora a te,sai? Anche se non dovrei, la tua voce mi passa ancora da parte a parte, sai Elizabeth? Quando piove e io aspetto un autobus che non arriverà mai, ti vedo, scagliarti contro la pioggia, e quando nella mia stanza risuonano gli Smashing Pumpkins io penso a te, e ti vedo...

E cercherò di rifarmi una vita, Elizabeth, anche se nessun'altra sarà come te, ma io cercherò all'infinito...