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Intorno a me era tutto invisibile, come se fossi caduta in un lago di petrolio. Trattenni il fiato e mi immersi, sentivo il catrame contro le mie braccia, ostacolare i miei movimenti, ma continuavo a nuotare, cercando una luce, un bagliore lontano. Tornai in superficie e presi una boccata d'aria, cercai di scorgere il mio corpo in mezzo a tutto quel buio, ma non vedevo niente, neanche un'ombra. Sforzai gli occhi tanto da farmi male, li sentivo pesanti, impotenti. Cercavano anche loro un cambiamento, ma non riuscivano, vedevano solo una coltre di nero gocciolante, intorno a me.
Continuavo a camminare sulla terra scura, guardandomi intorno senza sosta, nella vana ricerca di una luce, di un punto incolore. Mi sentivo sperduta,non riuscivo pių a capire se i miei occhi erano chiusi o aperti.
Dolore, agli occhi, all'iride, alla pupilla. Brucia, vorrei vedere rosso, il colore del dolore, ma non lo vedo, neanche se mi sforzo, non vedo niente, solo buio. Nero. Iniziai a sentire le lacrime avanzare fino all'angolo dell'occhio. Li socchiusi appena e la piccola goccia di acqua salata corse per la mia guancia, fino a finire sul labbro, tirai fuori la lingua e la passai sulla bocca, assaporando la piacevole freschezza. Sete. Dissetata da una lacrima. Il liquido si scioglieva sulla lingua, sentivo il sale spandersi e prendermi alla gola. Continuavo a camminare, i miei piedi sembravano muoversi da soli, seguendo un pista che solo loro conoscevano ...e io? Passiva, li seguivo, abbandonata. Inciampai in qualcosa, mi accucciai e tastai con le mani. Il tatto. sentire sotto i polpastrelli pezzi di vita. Sentire sotto le mani le spine, il ruvido delle foglie secche, il velluto dei petali. Una rosa. Tante rose, ne presi una piano in mano, avvicinandola al naso, il profumo caldo e delicato che mi penetrava, gioia per me. Dolore, la spina nella carne, la tolsi conn delicatezza e iniziai a sentire il sangue scorrere, linfa vitale che cadeva, fino a essere assorbita dal terreno. la mia vita mischiata alla terra, magari ne sarebbe nata un'altra rosa. Una rosa rossa sangue. Ma io non avrei potuto vederla, come non vedevo niente in quel momento. Potevo solo toccarla, sentire i brividi lungo la schiena, mentre il fiore scorreva sotto le mie dita. Portai il dito alle labbra, sentendo il sapore metallico della mia vita che usciva dalle vene. Mi alzai, piccole lacirme si chiantavano a terra, segnando il mio passaggio.Ancora buio.
Una musica lontana, sembrava un'arpa suonata dal vento, ma io non potevo vederla, potevo solo immaginarla. pensare al manico d'oro e alle corde di seta che vibravano, come sotto una magia millenaria. Una dolce melodia che mi accarezzava le orecchie, entrava dolcemente, con un leggero solletico, leccava il timpano, lentamente, milioni di brividi sul collo, la pelle d'oca. Saliva di musica che resta nella mente, come se non volesse pių andarsene, impregnata nelle cellule del cervello. Forte, sempre pių forte, adesso la musica mi assordava e mi stordiva, mentre camminavo a tentoni, con gli occhi che ancora mi duolevano per il buio intenso, sbattei contro l'arpa, un tonfo assordante e smise di suonare. Terrorizzata, cercai di rimettere a posto le cose, ma l'arpa era troppo pesante per me, ed era difficile rimettere a posto qualcosa di cui non si vedeva neanche l'ombra. Corsi via, sentendo i miei vestiti che si impigliavano contro ostacoli che non potevo scorgere. Ero di nuovo vicino al lago di petrolio, lo sentivo dall'odore, forte, penetrante, saliva su per le narici come un'avventuriero in una terra sconosciuta, arrivava diretto fino a in mezzo agli occhi, facendoli lacrimare, mi prendeva la mente all'altezza della fronte, facendomi girare la testa pesantemente.
Caddi in avanti, nel lago, questa volta senza prendere fiato, inaspettatamente. Mi dimenavo cercando aria, o forse cercavo forse un po' di luce, mi sarebbe bastato, una fievole fiammella in fondo al tunnel, un piccolo bagliore, una luce pallida, ma c'era solo nero intorno a me e io non ce la facevo pių di tutto questo buio, mi mancava la luce, mi mancavano i colori, i tramonti, le goccie di rugiada sulle rose, mi mancava l'aria, continuavo a respirare invano, prendendo boccate di catrame che si impastava tra le mie labbra. Persi i sensi, cadendo semrpe pių in basso.
Mi svegliai di scatto, tutta sudata, felice che quell'incubo buio fosse finito, aprii gli occhi di scatto, ma l'incubo non era affatto passato, c'era ancora buio intorno a me, scoppiai a piangere silenziosamente, ingoiando il dolore, appoggiai sul comodino il libro, che nell'addormentarmi era rimasto tra le lenzuola. Il mio libro. la mia storia. La storia di una ragazza cieca.